In breve: senza testamento al coniuge spetta la metà dell’eredità se c’è un solo figlio e un terzo se i figli sono due o più, che si dividono il resto in parti uguali. Senza figli, il coniuge riceve due terzi e l’ultimo terzo va agli ascendenti (di solito i genitori) e ai fratelli e sorelle; se mancano anche loro, eredita tutto il coniuge. Senza coniuge né figli ereditano genitori e fratelli, poi gli altri parenti fino al sesto grado e infine lo Stato.
Chi eredita per legge se non c’è un testamento?
Quando la persona che è mancata non ha lasciato un testamento valido si apre la successione legittima: è la legge a stabilire chi eredita e in che misura. Il codice civile indica il coniuge, i figli e i loro discendenti, i genitori e gli altri ascendenti, i fratelli e le sorelle, gli altri parenti e infine lo Stato (articolo 565). Non è una fila in cui il primo esclude tutti gli altri: alcuni ereditano insieme, secondo tre regole di fondo.
- Quando ci sono figli, i genitori, i fratelli e le sorelle della persona che è mancata per legge non ricevono nulla (articoli 568 e 570).
- Il coniuge eredita sempre, da solo o insieme ad altri; cambia solo la quota (articoli 581, 582 e 583). Fanno eccezione la separazione con addebito e il divorzio.
- Oltre il sesto grado di parentela non si eredita: se non c’è nessun erede entro quel limite, l’eredità va allo Stato (articoli 572 e 586).
Quali sono le quote nei casi più comuni?
Le combinazioni più frequenti, con le frazioni calcolate sull’intera eredità:
| Chi resta | Come si divide l’eredità |
|---|---|
| Solo il coniuge (nessun figlio, ascendente, fratello o sorella) | Tutto al coniuge |
| Coniuge e un figlio | 1/2 al coniuge, 1/2 al figlio |
| Coniuge e due o più figli | 1/3 al coniuge, 2/3 ai figli in parti uguali |
| Solo figli | Tutto ai figli, in parti uguali |
| Coniuge e genitori (nessun figlio, fratello o sorella) | 2/3 al coniuge, 1/3 ai genitori |
| Coniuge e fratelli o sorelle (nessun figlio né ascendente) | 2/3 al coniuge, 1/3 ai fratelli e alle sorelle |
| Coniuge, genitori e fratelli o sorelle | 2/3 al coniuge; il terzo restante a genitori e fratelli, ma ai genitori almeno 1/4 dell’intera eredità |
| Solo genitori | Tutto ai genitori in parti uguali, o al genitore rimasto |
| Genitori e fratelli o sorelle (nessun coniuge né figlio) | Una parte a testa, ma ai genitori almeno 1/2 |
| Solo fratelli e sorelle | Tutto a loro, in parti uguali |
| Nessuno di questi | Ai parenti più vicini, fino al sesto grado |
| Nessun parente entro il sesto grado | Allo Stato |
Se i genitori non ci sono più, in alcuni casi al loro posto vengono i nonni e gli altri ascendenti (articoli 569 e 571).
Quando genitori e fratelli ereditano insieme si divide a testa, ma ai genitori spetta almeno la metà (articolo 571). Se restano la madre e tre fratelli, per esempio, a testa sarebbe un quarto ciascuno: la madre riceve invece la metà, e i tre fratelli si dividono l’altra metà, un sesto ciascuno. I fratelli e le sorelle unilaterali, cioè con un solo genitore in comune, ricevono la metà di quanto spetta a quelli con entrambi i genitori in comune (articolo 570).
Oltre alla sua quota, il coniuge ha il diritto di continuare ad abitare nella casa che era la residenza della famiglia, se apparteneva alla persona che è mancata o a entrambi, e di usare i mobili che la arredano (articolo 540). Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 4847 del 2013) hanno chiarito che questo diritto spetta anche quando non c’è un testamento: il suo valore si toglie dall’eredità prima di dividere il resto secondo le quote.
Cosa succede se un figlio è mancato prima del genitore?
Al suo posto subentrano i suoi figli, cioè i nipoti della persona che è mancata: è la rappresentazione (articoli 467 e 468). I nipoti ricevono insieme la quota che sarebbe spettata al loro genitore e se la dividono in parti uguali (articolo 469).
Un esempio. Una madre lascia il marito e due figli, Luca e Anna; Anna è mancata qualche anno prima e ha lasciato due figli. Il marito riceve un terzo, Luca un terzo, e il terzo di Anna va ai suoi due figli: un sesto ciascuno.
Vale anche per i figli di un fratello o di una sorella mancati prima, e non solo in caso di morte: la rappresentazione scatta ogni volta che il chiamato non può o non vuole accettare, per esempio perché ha rinunciato. Così chi rinuncia a un’eredità con debiti passa la scelta ai propri figli, come spiega la guida su come rinunciare all’eredità.
E il coniuge separato, divorziato o il convivente?
Il coniuge separato ha gli stessi diritti del coniuge non separato, anche dopo una separazione consensuale. Li perde solo se un giudice, con sentenza definitiva, gli ha addebitato la separazione per un comportamento contrario ai doveri del matrimonio: in quel caso ha diritto soltanto a un assegno vitalizio, e solo se riceveva gli alimenti dalla persona che è mancata (articoli 585 e 548).
Con il divorzio i diritti ereditari tra ex coniugi finiscono. L’ex coniuge che riceveva l’assegno di divorzio e si trova in stato di bisogno può chiedere al tribunale un assegno periodico a carico dell’eredità (articolo 9-bis della legge 898 del 1970): è una questione da seguire con un avvocato.
Chi era unito civilmente ha gli stessi diritti del coniuge (legge 76 del 2016). Il convivente di fatto, invece, non è erede per legge: può ricevere beni solo con un testamento. Se la casa in cui vivevano insieme era della persona che è mancata, il convivente ha però il diritto di continuare ad abitarci per un periodo limitato: di regola da due a cinque anni, secondo la durata della convivenza.
Cosa cambia se c’è un testamento?
Con un testamento si può decidere a chi lasciare i propri beni, ma entro certi limiti. La legge riserva una parte dell’eredità, la legittima, al coniuge, ai figli e, se non ci sono figli, agli ascendenti (articoli 536 e seguenti). Il testamento può disporre liberamente solo di ciò che resta, la quota disponibile:
- solo il coniuge: metà al coniuge, metà disponibile;
- un figlio, senza coniuge: metà al figlio, metà disponibile;
- due o più figli, senza coniuge: due terzi ai figli, un terzo disponibile;
- coniuge e un figlio: un terzo ciascuno, un terzo disponibile;
- coniuge e due o più figli: un quarto al coniuge e metà ai figli, un quarto disponibile;
- solo ascendenti: un terzo a loro, due terzi disponibili;
- coniuge e ascendenti: metà al coniuge e un quarto agli ascendenti, un quarto disponibile.
I fratelli e le sorelle non sono legittimari: un testamento può escluderli. E un testamento che non rispetta la legittima non è nullo: chi è stato leso può chiedere in tribunale di ridurre le disposizioni che superano la quota disponibile (articolo 554). Per farlo serve un avvocato, e non è un passaggio che possiamo seguire noi. Se invece il testamento riguarda solo alcuni beni, per il resto valgono le quote per legge della tabella (articolo 457).
Domande frequenti
I figli nati fuori dal matrimonio o adottivi ereditano come gli altri?
Sì. Dal 2013 tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico (articolo 315): quelli nati fuori dal matrimonio, riconosciuti o con filiazione accertata dal giudice, ereditano in parti uguali con gli altri, e i figli adottivi sono equiparati (articolo 567).
Fino a quale parente arriva l’eredità?
Fino al sesto grado (articolo 572). I gradi si contano per generazioni (articolo 76): figli e genitori sono di primo grado, nonni e nipoti (figli dei figli) di secondo. Tra parenti collaterali si sale fino all’antenato comune e si ridiscende, senza contarlo: fratelli e sorelle sono di secondo grado, zii e figli dei fratelli di terzo, cugini di quarto. Tra questi parenti più lontani, il più vicino esclude gli altri.
Anche i debiti si dividono secondo le quote?
Sì. Tra coeredi i debiti si ripartiscono in proporzione alle quote (articolo 752), e chi accetta senza beneficio d’inventario ne risponde anche con i propri beni. Per evitarlo esistono la rinuncia e l’accettazione con beneficio d’inventario.
Senza testamento serve comunque la dichiarazione di successione?
Sì. Con o senza testamento, la dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi dall’apertura della successione, che di regola è la data del decesso. Non serve solo se l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, vale non più di 100.000 euro e non comprende immobili né diritti reali immobiliari: tre condizioni che devono valere tutte insieme, come spiega la guida su quando la dichiarazione non va presentata.
Fonti
- Codice civile, articoli 565-586: la successione legittima
- Codice civile, articolo 581: il coniuge con i figli
- Codice civile, articoli 467-469: la rappresentazione
- Codice civile, articoli 536-548: i legittimari
- Codice civile, articolo 585: il coniuge separato
- Legge 20 maggio 2016, n. 76: unioni civili e convivenze
- Legge 1° dicembre 1970, n. 898, articolo 9-bis: l’ex coniuge divorziato
- Consiglio Nazionale del Notariato, guida “Successioni tutelate”
Aggiornata a settembre 2026.