In breve: la dichiarazione di successione è il modello con cui gli eredi comunicano all’Agenzia delle Entrate che cosa ha lasciato la persona che è mancata; nello stesso modello si chiede la voltura degli immobili. Va presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione, che di regola è il giorno del decesso, e basta che la presenti un erede per tutti, anche da solo con il servizio online gratuito dell’Agenzia. Non serve quando l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, vale non più di 100.000 euro e non comprende immobili, se le tre condizioni valgono insieme.
Che cos’è la dichiarazione di successione?
È una dichiarazione fiscale. Dice all’Agenzia delle Entrate chi eredita e che cosa: gli immobili, i conti, i titoli e gli altri beni della persona mancata, i debiti e le spese che si possono sottrarre, la quota di ciascun erede. Su questi dati si calcolano le imposte.
Nello stesso modello c’è la domanda di volture catastali: registrata la dichiarazione, il Catasto intesta gli immobili agli eredi senza una pratica separata, salvo pochi casi, come le zone del sistema tavolare, per esempio le province di Trento e Bolzano. Con la dichiarazione si può chiedere anche l’attestazione di avvenuta presentazione, il documento che serve in banca per sbloccare conti e titoli.
Quando non serve presentarla?
La prima cosa da capire è se serve davvero. La dichiarazione non va presentata quando valgono tutte e tre queste condizioni:
- l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta: figli, nipoti in quanto figli dei figli, genitori, nonni;
- l’attivo, cioè il valore lordo di quello che la persona possedeva, non supera 100.000 euro;
- non ci sono immobili né diritti reali su immobili.
Basta un immobile, di qualsiasi valore, anche una piccola quota di un terreno, e la dichiarazione torna obbligatoria. Quando non serve, per sbloccare conti e titoli si consegna a banche e Poste una dichiarazione scritta di esonero. Esempi e dettagli sono nella guida su quando la dichiarazione di successione non va presentata.
Chi deve presentare la dichiarazione di successione?
Sono obbligati gli eredi, i chiamati all’eredità, cioè chi ha diritto di ereditare ma non ha ancora accettato, e i legatari, le persone a cui il testamento lascia un bene preciso. Per chi non può farlo da sé provvede il rappresentante legale, per esempio il genitore di un erede minorenne. In casi particolari la presentano l’esecutore testamentario, il curatore di un’eredità giacente o il trustee.
Non occorre che la presenti ciascuno: se gli obbligati sono più di uno, basta la dichiarazione di uno solo. Gli altri eredi indicati ne trovano poi la copia nel proprio cassetto fiscale, sul sito dell’Agenzia. Chi rinuncia all’eredità prima della scadenza non deve presentarla; la legge chiede di informarne l’ufficio dell’Agenzia con una copia autentica della rinuncia. Ne parliamo nella guida su come rinunciare all’eredità. Se non c’è un testamento, chi eredita e con quali quote lo stabilisce la legge: lo trovi nella guida su chi eredita senza testamento.
Entro quando va presentata?
Entro dodici mesi dalla data di apertura della successione, che di regola coincide con il giorno del decesso. Un esempio fatto dalla stessa Agenzia delle Entrate: se la persona è mancata il 22 ottobre 2025, la dichiarazione va presentata entro il 22 ottobre 2026.
In alcuni casi i dodici mesi partono più tardi. Se un erede rinuncia, per gli altri obbligati decorrono dalla data della rinuncia; per un esecutore testamentario o un rappresentante legale nominato dopo il decesso, da quando ha avuto notizia della nomina. Fino alla scadenza la dichiarazione già inviata si può modificare. Se dopo si trova un bene che non era stato indicato, o cambia chi eredita, per esempio perché salta fuori un testamento, si presenta una dichiarazione sostitutiva, che prende il posto della precedente.
Se la scadenza è passata, la dichiarazione va presentata comunque e si aggiunge una sanzione. Con un ritardo fino a trenta giorni è del 45 per cento dell’imposta di successione, oppure da 150 a 500 euro se l’imposta non è dovuta. Per la dichiarazione omessa la sanzione è del 120 per cento dell’imposta, oppure da 250 a 1.000 euro se l’imposta non è dovuta. Chi la presenta entro novanta giorni dalla scadenza, prima di ricevere un atto dell’Agenzia, può ridurla molto con il ravvedimento operoso: come funziona è spiegato nella guida sulla successione presentata in ritardo.
Si può fare da soli o serve un professionista?
Si può fare da soli. La dichiarazione si invia per via telematica, in uno di questi tre modi.
- Da solo, online. L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione gratuitamente la dichiarazione di successione precompilata, a cui si accede con SPID, CIE o CNS dell’erede. Quando i dati catastali sono in ordine, il servizio propone gli immobili intestati alla persona mancata presi dal Catasto; calcola da sé le imposte e segnala gli errori prima dell’invio. Le somme dovute al momento dell’invio si pagano con addebito su un conto intestato a chi presenta, presso una banca convenzionata o Poste Italiane.
- Con un intermediario abilitato, cioè un commercialista, un CAF, un notaio o un avvocato, che la compila e la trasmette per te.
- In un ufficio dell’Agenzia, su appuntamento: la compili tu e l’ufficio la trasmette.
Su carta si può spedire solo se si risiede all’estero e non si riesce a inviarla online; per i decessi avvenuti prima del 3 ottobre 2006 si usa ancora il vecchio modello cartaceo. Farla da soli non costa nulla oltre a imposte e tributi, ma chiede tempo e precisione: i dati degli immobili vanno copiati esattamente dalle visure catastali, e dal 2025 l’imposta la calcola chi presenta la dichiarazione, non più l’ufficio.
Quanto si paga con la successione?
Le voci sono due. La prima è l’imposta di successione, che dipende dal legame con la persona mancata e si applica solo sulla parte della quota che supera la franchigia di ciascun erede.
| Chi eredita | Franchigia per ciascuno | Aliquota |
|---|---|---|
| Coniuge, figli e altri parenti in linea retta | 1.000.000 di euro | 4% |
| Fratelli e sorelle | 100.000 euro | 6% |
| Altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al terzo grado | Nessuna | 6% |
| Tutti gli altri | Nessuna | 8% |
Se l’erede è una persona con disabilità grave, la franchigia è di 1.500.000 euro. In pratica, quando eredita il coniuge o un figlio, l’imposta di successione è dovuta solo se la sua quota supera un milione di euro, e solo sulla parte in più.
La seconda voce riguarda gli immobili: l’imposta ipotecaria del 2% e quella catastale dell’1%, calcolate sul valore catastale (per i terreni edificabili conta il valore di mercato), con un minimo di 200 euro ciascuna; oppure 200 euro ciascuna in misura fissa, se almeno uno degli eredi ha i requisiti per l’agevolazione prima casa. Si aggiungono 205 euro fra imposta di bollo e tasse per i servizi ipotecari e catastali per ogni conservatoria, cioè l’ufficio dei registri immobiliari competente: se gli immobili sono tutti nello stesso comune, la conservatoria è una. Queste somme si pagano al momento dell’invio.
Dal 1° gennaio 2025 l’imposta di successione la calcolano gli eredi nella dichiarazione (l’autoliquidazione introdotta dal d.lgs. 18 settembre 2024, n. 139) e va versata entro novanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione: nell’esempio di prima, entro il 20 gennaio 2027. Se la somma da rateizzare, tolto l’acconto, è di almeno 1.000 euro, si può versare almeno il 20% entro quel termine e il resto, con gli interessi, in un massimo di otto rate trimestrali, o dodici se supera i 20.000 euro. Per chi è mancato prima del 2025 resta il sistema precedente: l’imposta la calcola l’ufficio e la comunica con un avviso di liquidazione. I conti nel dettaglio sono nella guida sulle imposte di successione, con franchigie e aliquote.
Quali documenti servono?
In sintesi: i dati della persona mancata e degli eredi, l’albero genealogico, l’eventuale testamento con il verbale di pubblicazione, le visure catastali degli immobili non più vecchie di tre mesi, i saldi dei conti e i titoli alla data del decesso, le prove dei debiti e delle spese che si possono sottrarre, come le spese funerarie fino a 1.032,91 euro. Molti certificati non servono, perché data del decesso e parentele si dichiarano nel modello. L’elenco completo, con il posto dove chiedere ciascun documento, è nella guida sui documenti per la dichiarazione di successione.
La parte più difficile, spesso, è sapere quali immobili aveva la persona: capita che ci siano quote di terreni o di case di famiglia di cui nessuno si ricorda. Come cercarli, anche gratuitamente, lo spieghiamo nella guida su come sapere quali immobili aveva una persona scomparsa.
Cosa succede dopo l’invio?
Il sistema dell’Agenzia rilascia alcune ricevute, che si trovano nell’area riservata. La seconda è la prova che la dichiarazione è stata presentata e registrata; dopo i controlli dell’ufficio arriva la copia della dichiarazione, visibile anche nel cassetto fiscale degli eredi. Un’ultima ricevuta comunica l’esito delle volture: se per qualche immobile la voltura automatica non riesce, la ricevuta indica quale. Come si sistema lo spieghiamo nella guida sulla voltura catastale dopo la successione.
Per le banche serve l’attestazione di avvenuta presentazione, una copia conforme della dichiarazione. Conviene chiederla già nel modello, barrando l’apposita casella: si paga con le altre somme e arriva online. Nel modello se ne può chiedere una sola, e l’attestazione elettronica si usa una volta: se le banche sono più di una, altre copie si chiedono in un qualsiasi ufficio dell’Agenzia. Come si sbloccano i conti è spiegato nella guida sul conto corrente dopo un decesso. Chi ha indicato immobili nella dichiarazione, infine, non deve presentare la dichiarazione IMU: la copia al Comune la manda l’Agenzia.
Le regole cambiano dal 2027?
Dal 1° gennaio 2027 le norme sull’imposta di successione passano dal d.lgs. 346/1990 al nuovo testo unico dell’imposta di registro e degli altri tributi indiretti (d.lgs. 1° agosto 2025, n. 123). Nel testo in vigore a settembre 2026, termine, esonero, franchigie, aliquote e pagamento restano quelli descritti qui; cambiano i numeri degli articoli.
Domande frequenti
La dichiarazione di successione va presentata da tutti gli eredi?
No. Basta che la presenti uno degli obbligati e vale per tutti. Nella dichiarazione però vanno indicati tutti gli eredi e i chiamati, anche quelli che hanno rinunciato.
Si può fare la dichiarazione di successione da soli?
Sì, con la dichiarazione precompilata sul sito dell’Agenzia delle Entrate, a cui si accede con SPID, CIE o CNS. Il servizio è gratuito: si pagano solo imposte e tributi. Se ci sono somme da versare all’invio serve un conto intestato a te per l’addebito, e i documenti vanno allegati come file PDF/A o TIFF.
Entro quando si paga l’imposta di successione?
Per chi è mancato dal 1° gennaio 2025, entro novanta giorni dalla scadenza del termine per presentare la dichiarazione, anche a rate se l’importo lo consente. Le imposte ipotecaria e catastale e gli altri tributi sugli immobili si pagano invece al momento dell’invio.
Cosa succede se dopo l’invio si trova un altro bene?
Si presenta una dichiarazione sostitutiva, che prende il posto della precedente e va compilata per intero. Online può inviarla solo chi ha presentato la prima. Conviene farlo presto: se una dichiarazione risulta incompleta, l’ufficio può rettificarla e applicare una sanzione.
Fonti
- Agenzia delle Entrate, dichiarazione di successione: che cos’è
- Agenzia delle Entrate, chi deve presentare la dichiarazione di successione
- Agenzia delle Entrate, come presentare la dichiarazione
- Agenzia delle Entrate, come pagare le imposte
- Agenzia delle Entrate, dichiarazione di successione precompilata (web)
- Agenzia delle Entrate, istruzioni del modello di successione, fascicolo 1 (luglio 2025)
- Agenzia delle Entrate, circolare 3/E del 16 aprile 2025 sulle novità delle successioni
- Testo unico sulle successioni e donazioni, d.lgs. 346/1990 (Normattiva)
- Testo unico dell’imposta di registro e degli altri tributi indiretti, d.lgs. 123/2025 (Normattiva)
Aggiornata a settembre 2026.