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Quando la dichiarazione di successione non va presentata

In breve: la dichiarazione di successione non va presentata quando valgono insieme tre condizioni: l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta (figli, nipoti in quanto figli dei figli, genitori, nonni), l’attivo non supera 100.000 euro e non ci sono immobili né diritti reali su immobili. Basta un immobile, di qualsiasi valore, perché la dichiarazione torni obbligatoria. Anche quando non serve, per sbloccare conti e titoli si consegna a banche e Poste una dichiarazione scritta di esonero.

Quali sono le tre condizioni dell’esonero?

La regola è nell’articolo 28 del testo unico sulle successioni, il d.lgs. 346/1990 (dal 1° gennaio 2027 la stessa regola passa, identica, nel nuovo testo unico, il d.lgs. 123/2025). Non c’è obbligo di dichiarazione se valgono contemporaneamente queste condizioni:

  1. Chi eredita è il coniuge o un parente in linea retta della persona che è mancata.
  2. L’attivo ereditario non supera 100.000 euro.
  3. Fra i beni lasciati non ci sono immobili né diritti reali immobiliari.

Se ne manca anche una sola, la dichiarazione va presentata entro i soliti dodici mesi, con i passaggi spiegati nella guida sulla dichiarazione di successione.

Chi sono il coniuge e i parenti in linea retta?

Per il codice civile sono parenti in linea retta le persone che discendono l’una dall’altra: figli, nipoti in quanto figli dei figli, genitori, nonni. Fratelli e sorelle, zii, cugini e i nipoti figli di un fratello sono invece parenti in linea collaterale. Al coniuge è equiparata la persona unita civilmente, per effetto della legge sulle unioni civili.

Conta chi eredita davvero. Se fra gli eredi c’è anche una sola persona che non è il coniuge né un parente in linea retta, per esempio un fratello o un amico a cui il testamento lascia una parte dell’eredità, l’esonero non vale.

Come si calcolano i 100.000 euro?

Si guarda l’attivo ereditario, cioè il valore lordo di quello che la persona possedeva alla data del decesso: i saldi di conti correnti e libretti, gli investimenti come azioni e fondi, i crediti. I debiti non si sottraggono: con 110.000 euro sul conto e un prestito da 20.000 euro ancora da restituire, la soglia è superata.

Se un conto era cointestato, conta solo la quota della persona mancata, e se non risulta diversamente le quote dei cointestatari si considerano uguali: su un conto comune a due persone con 160.000 euro, contano 80.000 euro. Non entrano nel conto, perché non fanno parte dell’attivo ereditario e non si indicano nemmeno nella dichiarazione:

  • l’auto e gli altri veicoli iscritti al Pubblico registro automobilistico;
  • le assicurazioni sulla vita che spettano agli eredi per diritto proprio;
  • il trattamento di fine rapporto che il datore di lavoro paga alla famiglia quando muore un lavoratore;
  • i rimborsi di imposte e gli altri crediti verso lo Stato o gli enti previdenziali, finché non vengono riconosciuti.

Se c’è solo un piccolo immobile, la dichiarazione serve?

Sì. La terza condizione non ha soglie di valore: una casa, un box, una cantina, un terreno agricolo, anche solo in quota o in nuda proprietà, rendono obbligatoria la dichiarazione, qualunque cosa valgano. È del resto la stessa dichiarazione che fa passare gli immobili agli eredi al Catasto, con la domanda di voltura inclusa nel modello.

Come capire se il proprio caso rientra nell’esonero?

  • Esonero sì. Una madre vedova lascia due figli, un conto corrente con 38.000 euro e un libretto postale con 12.000 euro. Viveva in affitto e non aveva immobili. Eredi in linea retta, attivo di 50.000 euro, nessun immobile: la dichiarazione non va presentata.
  • Esonero no, per un terreno. Stessa situazione, ma fra le carte c’è una vecchia visura: la madre possedeva un sesto di un terreno agricolo nel paese d’origine, ereditato dai genitori. Anche se vale poche centinaia di euro, è un immobile: la dichiarazione va presentata.
  • Esonero no, per il valore. Un padre lascia la moglie e un figlio, 70.000 euro sul conto e 45.000 euro in fondi comuni. L’attivo è di 115.000 euro: la dichiarazione va presentata. Presentarla non vuol dire pagare: per coniuge e figli l’imposta di successione scatta solo oltre un milione di euro a testa.
  • Esonero no, per chi eredita. Una donna senza marito né figli lascia un conto con 9.000 euro, ed eredita il fratello. Il fratello non è un parente in linea retta: la dichiarazione va presentata.

Cosa si fa con banche e Poste quando la dichiarazione non serve?

Anche senza dichiarazione di successione, banche, Poste e altri intermediari non possono pagare agli eredi le somme della persona mancata né trasferire i suoi titoli finché non ricevono la prova che la dichiarazione è stata presentata, oppure una dichiarazione scritta dell’erede che non c’era l’obbligo di presentarla. È questa la dichiarazione di esonero, e va consegnata a ogni banca o ufficio postale dove la persona aveva conti, libretti o titoli.

Si può firmare digitalmente e consegnare come file, oppure firmare a mano su carta. In entrambi i casi è poi l’intermediario a trasmetterla, entro quindici giorni, all’ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate. Quali altri documenti può chiedere la banca è spiegato nella guida sul conto corrente dopo un decesso.

Prima di firmarla conviene essere sicuri che non ci siano immobili, perché è una dichiarazione sotto la tua responsabilità. Con SPID, CIE o CNS puoi chiedere gratis sul sito dell’Agenzia delle Entrate la visura catastale per soggetto, con il codice fiscale della persona mancata: mostra gli immobili di cui risulta titolare in tutta Italia, tranne le province di Trento e Bolzano. Riporta però solo ciò che è intestato al Catasto: una quota ricevuta con una vecchia successione mai volturata può risultare ancora a nome dei nonni. Altri modi per cercarli sono nella guida su come sapere quali immobili aveva una persona scomparsa.

E se dopo salta fuori un bene?

L’esonero vale finché le condizioni restano vere. Se in seguito arriva un bene che fa superare i 100.000 euro, per esempio un rimborso fiscale che spettava alla persona mancata, la dichiarazione diventa obbligatoria: i dodici mesi decorrono dalla data in cui il bene si aggiunge, e per un rimborso dalla sua comunicazione.

Diverso è il caso di un immobile che la persona aveva già e che nessuno conosceva: la dichiarazione era dovuta fin dall’inizio, entro i dodici mesi. Se il termine è passato, conviene presentarla appena possibile: sanzioni e ravvedimento sono nella guida sulla successione presentata in ritardo.

Domande frequenti

I 100.000 euro si calcolano togliendo i debiti?

No. Conta il valore lordo dei beni: debiti, spese mediche e funerarie si sottraggono solo nella dichiarazione, quando va presentata, per calcolare l’imposta.

Se la dichiarazione non serve, si pagano comunque imposte?

No. Senza immobili non ci sono imposte ipotecaria e catastale, e per coniuge e parenti in linea retta l’imposta di successione scatta solo oltre un milione di euro a testa.

L’esonero vale anche se c’è un testamento?

Sì, se il testamento lascia tutto al coniuge e ai parenti in linea retta e le altre due condizioni sono rispettate. Un testamento scritto a mano va comunque portato a un notaio per la pubblicazione, appena si sa del decesso.

La dichiarazione di esonero va mandata all’Agenzia delle Entrate?

No: si consegna alla banca, alle Poste o all’intermediario che custodisce conti e titoli, ed è lui a trasmetterla all’Agenzia entro quindici giorni.

Fonti

Aggiornata a settembre 2026.

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