In breve: se sono passati i dodici mesi dal decesso, la dichiarazione di successione si presenta lo stesso, prima possibile. Per le scadenze dal 1° settembre 2024 la sanzione è il 120% dell’imposta di successione (45% se il ritardo non supera trenta giorni), oppure da 250 a 1.000 euro se l’imposta non è dovuta (da 150 a 500 entro trenta giorni), più il 25% sulle imposte versate in ritardo, dimezzato entro novanta giorni. Con il ravvedimento operoso, se presenti entro novanta giorni dalla scadenza, la sanzione per la dichiarazione scende a un decimo del minimo: al massimo 25 euro quando non c’è imposta di successione da pagare.
Cosa succede se sono passati i dodici mesi?
Il termine è di dodici mesi dalla data di apertura della successione, che di regola è la data del decesso. In alcuni casi decorre da un momento diverso: per esempio, se un erede rinuncia, per gli altri obbligati il termine parte dalla data della rinuncia o da quando dimostrano di averne avuto notizia.
Scaduto il termine l’obbligo resta, e finché la dichiarazione non c’è:
- la banca e gli altri debitori della persona che è mancata non possono pagare le sue somme agli eredi;
- gli immobili restano intestati a lei in catasto, perché le volture si chiedono con la dichiarazione;
- i pubblici ufficiali, come i notai, non possono compiere atti relativi al passaggio dei beni per successione senza la prova che la dichiarazione è stata presentata.
L’Agenzia delle Entrate può accertare d’ufficio una successione non dichiarata entro cinque anni dalla scadenza. Dopo non può più farlo, ma la dichiarazione continua a servire per tutte le ragioni appena dette, e quando la presenti le imposte sono comunque dovute.
Quali sono le sanzioni dopo la riforma del 2024?
Il d.lgs. 87/2024 ha rivisto le sanzioni per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, cioè per le dichiarazioni scadute da quella data in poi. Per la dichiarazione valgono queste misure (articolo 50 del testo unico sulle successioni):
| Ritardo nella presentazione | Se è dovuta imposta di successione | Se non è dovuta |
|---|---|---|
| Fino a 30 giorni | 45% dell’imposta | Da 150 a 500 euro |
| Oltre 30 giorni, o dichiarazione mai presentata | 120% dell’imposta | Da 250 a 1.000 euro |
A questa si aggiunge la sanzione sui versamenti. Le imposte sugli immobili (ipotecaria, catastale, bollo e tassa) si pagano alla presentazione, quindi andavano versate entro i dodici mesi; l’imposta di successione, per le successioni aperte dal 2025, entro novanta giorni dalla scadenza. Su quanto si versa dopo si applica il 25%, ridotto alla metà se il ritardo non supera novanta giorni e ancora di più nei primi quindici giorni (articolo 13 del d.lgs. 471/1997), oltre agli interessi.
Se la scadenza è caduta prima del 1° settembre 2024 valgono le misure precedenti, più alte: dal 120 al 240% dell’imposta per la dichiarazione omessa e il 30% sui versamenti. Dal 1° gennaio 2027 queste sanzioni saranno regolate dal testo unico delle sanzioni tributarie (d.lgs. 173/2024).
Come funziona il ravvedimento operoso?
Il ravvedimento permette di mettersi in regola da soli, con sanzioni molto ridotte, finché l’Agenzia non ha notificato un atto di liquidazione o di accertamento. Si presenta la dichiarazione e si versano insieme le imposte, gli interessi al tasso legale (1,6% annuo nel 2026) e le sanzioni ridotte, da indicare nell’apposita sezione del modello.
Per le imposte pagate in ritardo, le sanzioni ridotte indicate dall’Agenzia per le violazioni dal 1° settembre 2024 sono:
- entro 15 giorni dalla scadenza: 0,083% per ogni giorno di ritardo;
- entro 30 giorni: 1,25%;
- entro 90 giorni: 1,39%;
- entro un anno: 3,12%;
- oltre un anno: 3,57%.
Per la dichiarazione, invece, il ravvedimento è possibile solo se la presenti entro novanta giorni dalla scadenza: la sanzione scende a un decimo del minimo previsto per l’omissione, quindi al massimo 25 euro se non c’è imposta di successione da pagare e al massimo il 12% dell’imposta se c’è. Oltre i novanta giorni la legge esclude questa riduzione (articolo 13, comma 2-ter, del d.lgs. 472/1997): la dichiarazione va presentata comunque e le imposte si versano con il ravvedimento, ma la sanzione per la dichiarazione tardiva non si riduce più con il ravvedimento: la determina l’ufficio.
Un esempio
Due figli ereditano dalla mamma una casa su cui nessuno dei due ha i requisiti prima casa: imposte ipotecaria e catastale, bollo e tassa fanno 3.229 euro (il calcolo è nella guida sulle imposte di successione), e l’imposta di successione è zero. Presentano la dichiarazione sessanta giorni dopo la scadenza, nel 2026, con il ravvedimento. Oltre ai 3.229 euro versano:
- 25 euro di sanzione per la dichiarazione tardiva (un decimo di 250 euro);
- circa 45 euro di sanzione sui versamenti (1,39% di 3.229 euro);
- circa 8,50 euro di interessi (1,6% annuo per sessanta giorni).
In tutto poco meno di 80 euro in più. Senza ravvedimento le stesse voci partirebbero da oltre 650 euro: almeno 250 euro per la dichiarazione e il 12,5% sui versamenti.
Cosa conviene fare adesso?
- Guardare bene la data di scadenza. Ogni soglia conta: entro trenta giorni di ritardo la sanzione di partenza è più bassa, entro novanta si può ancora ridurre con il ravvedimento.
- Verificare che la dichiarazione serva davvero. Se l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, vale non più di 100.000 euro e non comprende immobili né diritti su immobili, non va presentata e non c’è nessuna sanzione. Le tre condizioni devono valere tutte insieme: ne parliamo nella guida su quando la dichiarazione non va presentata.
- Presentarla con il ravvedimento, pagando insieme imposte, interessi e sanzioni ridotte. Basta che la presenti uno degli eredi e vale per tutti. Puoi farlo da solo con la dichiarazione precompilata dell’Agenzia, gratuita, con SPID, CIE o CNS; oppure tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF, notaio, avvocato) o un ufficio dell’Agenzia su appuntamento.
- Se è già arrivato un atto dell’Agenzia, il ravvedimento non è più possibile. Leggi con attenzione somme e termini: per esempio, quando l’Agenzia contesta un’imposta versata in meno, pagando entro sessanta giorni dall’avviso la sanzione si riduce a un terzo. In questo caso conviene farsi aiutare da un professionista.
Domande frequenti
Se non c’è imposta da pagare, c’è comunque una sanzione?
Sì, se la dichiarazione era obbligatoria: da 150 a 500 euro se il ritardo non supera trenta giorni, da 250 a 1.000 euro oltre. Con il ravvedimento, entro novanta giorni dalla scadenza, si paga al massimo 25 euro.
Ho presentato in tempo, ma pagato l’imposta di successione in ritardo: cosa rischio?
Solo la sanzione sul versamento, che con il ravvedimento va dallo 0,083% al giorno al 3,57%, più gli interessi. Se avevi scelto di pagare a rate, il primo 20% versato con più di sette giorni di ritardo fa perdere la rateizzazione.
Se rinuncio all’eredità devo presentarla lo stesso?
No, se rinunci prima della scadenza dei dodici mesi e ne informi l’ufficio dell’Agenzia allegando copia autentica della rinuncia. Per gli altri obbligati il termine decorre dalla rinuncia o da quando ne hanno avuto notizia. Ne parliamo nella guida su rinunciare all’eredità.
Dopo cinque anni non si paga più niente?
L’Agenzia non può più accertare d’ufficio la successione non dichiarata, ma senza dichiarazione la banca non può pagare gli eredi e il notaio non può compiere atti relativi alla successione. E quando la presenti, le imposte sono dovute.
Fonti
- Normattiva, d.lgs. 346/1990, testo unico sulle successioni
- Normattiva, d.lgs. 471/1997, sanzioni sui versamenti
- Normattiva, d.lgs. 472/1997, ravvedimento operoso
- Normattiva, d.lgs. 173/2024, testo unico delle sanzioni tributarie
- Agenzia delle Entrate, istruzioni della dichiarazione di successione, fascicolo 1 (luglio 2025)
- Agenzia delle Entrate, Ravvedimento: come regolarizzare
- Agenzia delle Entrate, Dichiarazione di successione precompilata
Aggiornata a settembre 2026.