In breve: con il decesso le deleghe finiscono, e la legge vieta alla banca di pagare agli eredi il saldo del conto intestato alla persona che è mancata finché non vede la dichiarazione di successione, oppure una dichiarazione scritta che non era dovuta (eredità a coniuge e parenti in linea retta, non oltre 100.000 euro, senza immobili né diritti su immobili). Nel conto cointestato a firma disgiunta chi resta può continuare a usare la sua parte, che si presume uguale a quella degli altri: la metà, se gli intestatari sono due.
Cosa succede al conto quando il titolare muore?
Le deleghe finiscono con la morte di chi le ha date (articolo 1722 del codice civile): da quel momento chi aveva la firma per delega non può più prelevare, fare bonifici o usare le carte, anche se la banca non lo sa ancora. Quando la banca riceve la notizia del decesso, sul conto intestato solo alla persona che è mancata non si opera più finché gli eredi non presentano i documenti richiesti.
Il saldo entra nell’eredità e spetta agli eredi secondo le quote del testamento o della legge, spiegate nella guida su chi eredita senza testamento.
E se il conto era cointestato?
Le somme su un conto cointestato si presumono dei cointestatari in parti uguali, salvo prova contraria (articolo 1298 del codice civile): se gli intestatari erano due, alla morte di uno metà del saldo entra nell’eredità e metà resta a chi è in vita.
- Firma disgiunta: il cointestatario che resta può continuare a usare il conto, ma solo per la sua parte. L’Arbitro Bancario Finanziario ha ritenuto corretto, per esempio, che una figlia cointestataria trasferisse sul suo conto metà del saldo dopo la morte della madre.
- Firma congiunta: servono le firme di tutti, quindi spesso la banca blocca l’intero conto.
Chi sostiene che i soldi fossero in realtà tutti di uno dei due deve dimostrarlo, e le liti tra coeredi si risolvono davanti al giudice. Nella dichiarazione di successione si indica solo la quota della persona che è mancata, e anche per il limite di 100.000 euro dell’esonero conta solo quella.
Cosa chiede la banca per pagare gli eredi?
La legge vieta alla banca di pagare agli eredi le somme della persona che è mancata finché non ha la prova che è stata presentata la dichiarazione di successione, con quel conto indicato, oppure una dichiarazione scritta dell’interessato che non c’era l’obbligo di presentarla (articolo 48 del testo unico sulle successioni). Ogni banca ha poi il suo elenco; di solito chiede:
- il certificato di morte;
- i documenti d’identità e i codici fiscali degli eredi;
- una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che indica chi sono gli eredi e se la dichiarazione di successione è stata presentata o non era dovuta;
- la copia della dichiarazione di successione presentata, se c’è, e l’eventuale testamento.
Conviene chiedere l’elenco per iscritto alla filiale prima di muoversi. Per le altre carte da raccogliere c’è la guida sui documenti per la dichiarazione di successione.
Quando la dichiarazione di successione non serve
Se l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, l’attivo non supera 100.000 euro (senza togliere i debiti) e non ci sono immobili né diritti su immobili, la dichiarazione non va presentata: le tre condizioni devono valere tutte insieme. In questo caso basta la dichiarazione scritta che non c’era l’obbligo, che la banca trasmette all’Agenzia delle Entrate entro quindici giorni. Vale la pena di controllare bene le condizioni, come spieghiamo nella guida su quando la dichiarazione non va presentata.
La legge prevede anche un’eccezione: se l’unico erede ha al massimo ventisei anni e nell’eredità ci sono immobili, la banca deve consentire, anche prima della dichiarazione, lo svincolo delle somme che servono a pagare le imposte ipotecaria, catastale e di bollo.
Come si ottengono il saldo alla data del decesso e gli estratti conto?
Per la dichiarazione di successione serve il saldo alla data del decesso, con gli interessi maturati fino a quel giorno: la banca rilascia un’attestazione che indica anche se il conto era intestato solo alla persona che è mancata o cointestato. Conta quel saldo, non quello di oggi.
Gli eredi hanno anche diritto di avere, a proprie spese ed entro novanta giorni, copia della documentazione sulle singole operazioni degli ultimi dieci anni (articolo 119 del Testo unico bancario), per esempio per capire movimenti o addebiti degli ultimi mesi. La banca può chiedere solo i costi di produzione.
Se non sai in quali banche la persona avesse rapporti, gli eredi possono chiedere all’Agenzia delle Entrate l’elenco che risulta dall’archivio dei rapporti finanziari, con un’istanza alla Direzione regionale della sua ultima residenza.
Cosa fare con bollette e addebiti?
Con il conto bloccato le bollette domiciliate possono non essere pagate. Conviene avvisare subito i fornitori e decidere, per ogni utenza, se volturarla a nome di chi resta nella casa o disdirla. Per l’acqua la voltura dopo un decesso è gratuita per l’erede o per chi risiede nell’immobile. Per il gas, se chi subentra è un erede, il venditore può chiedergli di pagare le bollette rimaste insolute del precedente intestatario.
Cosa succede alla pensione?
Le rate di pensione accreditate per i mesi successivi al decesso non spettano: la banca le restituisce all’INPS, e se non lo fa l’INPS le chiede al cointestatario del conto, al coniuge o agli eredi. Non fanno quindi parte dell’eredità.
Le somme maturate e non ancora riscosse, come la parte dell’ultimo mese o i ratei di tredicesima, spettano invece agli eredi. Se la pensione di reversibilità la chiede solo il coniuge, o solo un figlio minore, l’INPS paga d’ufficio anche queste somme; negli altri casi gli eredi le chiedono all’INPS online, con il contact center o tramite un patronato. Anche la reversibilità va chiesta, e decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso.
Domande frequenti
Posso usare la delega o il bancomat per pagare il funerale?
No. La delega finisce con la morte di chi l’ha data e nessuno può più operare sul conto al suo posto. Le spese funerarie pagate dagli eredi, documentate da quietanze, si possono però dedurre nella dichiarazione di successione fino a 1.032,91 euro.
Nel conto cointestato si dichiara tutto il saldo?
No, solo la quota della persona che è mancata. Si presume uguale a quella degli altri cointestatari, quindi la metà se erano in due, salvo prova contraria.
Cosa succede alla cassetta di sicurezza?
Dopo la morte di uno degli intestatari si può aprire solo alla presenza di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate o di un notaio, che fa l’inventario del contenuto. La banca comunica prima all’Agenzia il giorno e l’ora dell’apertura.
I soldi sul conto pagano l’imposta di successione?
Entrano nel valore dell’eredità, ma coniuge e figli pagano l’imposta solo sulla parte che supera 1.000.000 di euro ciascuno. Il calcolo completo è nella guida sulle imposte di successione.
Fonti
- Normattiva, d.lgs. 346/1990, testo unico sulle successioni (articoli 28 e 48)
- Normattiva, codice civile (articoli 1298 e 1722)
- Normattiva, d.lgs. 385/1993, Testo unico bancario (articolo 119)
- Banca d’Italia, L’economia per tutti: se uno dei titolari di un conto cointestato muore
- Banca d’Italia, L’economia per tutti: conto a firma disgiunta e morte di un titolare
- Banca d’Italia, modello di dichiarazione sostitutiva per la restituzione di beni ereditari
- Agenzia delle Entrate, istruzioni della dichiarazione di successione, fascicolo 1 (luglio 2025)
- Agenzia delle Entrate, accesso degli eredi all’archivio dei rapporti finanziari (la pagina della Direzione regionale dell’Umbria)
- INPS, Liquidazione di quote di pensione agli eredi
- INPS, Pensione ai superstiti indiretta e di reversibilità
- INPS, circolare n. 130/1999 sulle rate pagate dopo il decesso
- ARERA, costi della voltura dell’acqua
- ARERA, voltura del gas e morosità del precedente intestatario
Aggiornata a settembre 2026.